Mille miliardi mille

Le famiglie diventano sempre più povere e vedono eroso il proprio potere d’acquisto. Il problema ormai non è arrivare alla fine del mese, ma superare quasi la prima metà dell’anno.

La pressione fiscale attuale è talmente alta che assorbe quasi per intero il primo semestre retributivo. In sostanza, una famiglia, per potersi godere i soldi guadagnati con tanti sacrifici, deve aspettare la bella stagione. Dati ISTAT alla mano, la nostra pressione fiscale nel decennio 2000-2009 non è mai scesa al di sotto del 40% (insieme a Germania, Finlandia, Francia, Austria, Belgio, Svezia e Danimarca). Inoltre, siamo l’unico Paese al di sopra di tale soglia ad aver registrato un aumento.

Non aiuta la normativa vigente in tema di lavoro, nonché la corruzione dilagante ai massimi livelli. In un Paese sano, per non soffocare la crescita, o si abbassa la pressione fiscale o (inclusivo) si creano più possibilità di lavoro. Insomma, se uno Stato vuole progredire, deve bilanciare oculatamente la forbice tra la capacità contributiva del singolo cittadino e la lecita richiesta tributaria. Non puoi chiedere ad un povero cristo di pagare se gli levi qualsiasi possibilità di lavoro. Vogliamo parlare dell’evasione fiscale? Vogliamo parlare dello sbilanciamento e/o mancanza della giustizia? No, non vogliamo parlarne, che è meglio.

Esempio qualsiasi. Un ristoratore che si trova in una regione ricca di turismo, secondo gli studi di settore – introdotti dal D.L. 30 agosto 1993, n. 331 convertito con modificazioni, dalla L. 29 ottobre 1993, n. 427 – deve guadagnare un certo importo annuo. Però, questo strumento si basa su dati statistici, dunque su dati medi e non è affatto sensibile agli improvvisi cambiamenti (che verrebbero visti come degli outliers ndr). Prendiamo la crisi attuale. Come si dice da noi, “c’è truscia”. Turismo in calo, la gente preferisce mangiare a casa ed esce solo dopo cena a prendersi un cornetto, o a farsi un giro nel disperato tentativo di spendere il meno possibile. Sto povero ristoratore è costretto ad abbassare un pò i prezzi (e sarebbe ora finalmente ndr.), poi deve cominciare a tirare la cinghia, finché, taglia taglia, prima deve licenziare qualcuno, ed in ultima istanza è costretto a chiudere. Però agli studi di settore non gliene frega niente. Tu lavori in una regione ricca, e dunque devi guadagnare quell’importo stabilito per legge. Ecco che allora parte all’attaco Equitalia, un’organizzazione ai limiti della legalità che estorce denaro ai poveracci per rinpinguare le casse dello Stato. Come ci guadagna? Con gli interessi, esosi, spaventosi. Diciamolo pure, criminali. Ma se quel poveretto non ti può pagare perché non ne ha la possibilità, mentre negli anni precedenti ti ha sempre pagato, cosa ti aumenti l’importo in maniera spropositata? Se non ti posso pagare 10, quale fenomeno paranormale ti fa minimamente pensare che potrei pagarti 100? Datemi la possibilità di lavorare che così vi pago sti cazzo di 100 e faccio la mia parte da cittadino onesto. A qualcuno verrebbe da obiettare. “Non hai pagato? Sei un evasore!”. Invece no:  “Non ho pagato, non posso ma vorrei.”. Se non posso pagare, tu mi devi dare la possibilità di farlo, non devi fare di tutto per affossarmi. Se non sia mai salti una cartella esattoriale di Equitalia, cominciano i protesti, le iscrizioni nelle liste nere delle banche e via dicendo. In pratica, diventi un eversore della Repubblica Italiana.

Andiamo a vedere invece i ricchi e furbi che dirottano il proprio denaro verso altri lidi off shore. Ci pensa il nostro Governo a voi, senza Equitalia. Mi dovevi quasi il 40% di imposte? Nascondi il denaro, mandalo all’estero, che prima o poi uscirà una bella norma ad-hoc che ti permetterà di pagare un leggero pizzo del 5% con la garanzia dell’anonimato e della non perseguibilità futura da parte del Fisco. E vai, trovato l’inganno fatta l’Italia.

Vogliamo intervenire su questi problemi o stiamo ancora li a fossilizzarci su Sarkozy e Merkel che ridono di Berlusconi? Vogliamo proporre misure drastiche ed immediate per eliminare le forme di contratto atipico o dobbiamo ancora discutere delle troie che Berlusconi prima si scopa e poi candida a destra e a manca? La storia è sempre la stessa, finalmente ci si può concentrare sul nocciolo della questione e spunta Berlusconi con una delle sue troiate d’autore e tutti i giornali pronti a fargli l’eco per distrarre l’attenzione dal problema reale. Lo sappiamo tutti, è un pagliaccio, ma passiamo oltre, soprassediamo. Bisogna capire che tutto questo teatrino serve a distrarre l’opinione pubblica dalla dura realtà, ovvero quella che un giorno, quando tutto questo polverone si sarà posato sul suolo, rivelerà l’inadeguatezza di questo Governo. Anzi direi di più, di questa classe politica, tanto incapace quanto trasversale. Perché non ci soffermiamo mai sulla defiscalizzazione dei contratti a tempo indeterminato e fissiamo dei paletti per alcuni contratti atipici? Per capirci, un portiere di uno stabile, non può avere un contratto a progetto. Il contratto a progetto prevede una motivazione, un target da perseguire. Il portiere quali obiettivi deve raggiungere? Annaffiare le piante per una più rigogliosa vita vegetale o cos’altro? Alcuni lavori possono essere a progetto, altri proprio no. I Call Center? Vogliamo parlare di questo mostro che divora migliaia di giovani rubandogli il futuro? Se sei un’azienda che offre prodotti e servizi, il Customer Care lo fai fare ad addetti specializzati che sono direttamente responsabili degli inconvenienti che i clienti patiscono. Se mettiamo questo muro di gomma tra il cliente e l’azienda, continueremo ad avere gente incazzata che manda a fanculo degli operatori incompetenti – in quanto non hanno ricevuto un’adeguata formazione (loro malgrado) – e sottopagati. Una guerra tra poveri.

Tante cose si possono fare, ma ovviamente in Italia la questione non è all’ordine del giorno. Figuriamoci in Europa. I cosiddetti grandi della terra sono occupati a salvare le banche. I Paesi bruciano, le famiglie annegano, ma loro DEVONO (o vogliono) salvare ste cazzo di banche, e creare il cosiddetto Fondo salva Stati. 106 i miliardi previsti per la ricapitolarizzazione di 90 banche (quelle che sono già state sottoposte agli stress test), mentre sono Mille miliardi Mille per il fondo. Quì non è più questione di quanti soldi destinare, queste sono domande a dei problemi contingenti. Bisogna essere più lungimiranti, la domanda giusta da fare è: “vogliamo basare la nostra società sul capitale o sulle persone?” A voi la risposta.

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