La rete della trasparenza

Con i social network come li conosciamo noi, l’attenzione è rivolta prevalentemente alle persone e alle relazioni che intercorrono tra di loro. Prendiamo ad esempio Facebook, la creatura di Mark Elliot Zuckerberg, il social network per definizione. Con il concetto di “amici” e “amici degli amici”, ha trasposto la teoria del piccolo mondo (nota ai più come teoria dei sei gradi di separazione) di Stanley Milgram in versione ludica. Oppure l’ultima creatura di Big G, Google Plus, la quale ha introdotto il concetto di “cerchia”, o prima ancora Twitter con i suoi “following” e “followers”, fino a risalire al progetto FOAF (Friend Of A Friend) con l’obiettivo di creare uno standard interpretabile dai computer, capace di descrivere le persone, i collegamenti tra di esse e le cose da loro create (articoli, documenti, dati in genere). Insomma, tutto ruota intorno alle persone, è il mondo dei social network.

Se invece spostiamo il focus, dalle persone ai dati, alle informazioni condivise, al sociale, ecco che prendono vita innumerevoli progetti dagli scopi più disparati. Portali di “open government” e “open data” come la britannica mySociety (www.mysociety.org) e la statunitense Code For America (codeforamerica.org) che, coinvolgendo i cittadini e rendendo più trasparenti le informazioni pubbliche, fanno pressione al governo nazionale in modo da rendere migliore il proprio operato. Così come Wikitalia (www.wikitalia.it), un progetto tutto italiano che, a detta dei promotori, si ispira proprio ai modelli britannici e statunitensi citati in precedenza. Con Wikitalia, le amministrazioni pubbliche possono aderire in maniera semplice e immediata. Sul sito web viene inoltre specificato che se si è uno sviluppatore di applicativi open gov, ad ogni città che aderisce verranno assegnati due “civic hackers” per un anno, con borsa. Basta compilare il form e si può diventare semplici sostenitori oppure entrare a far parte della community, che tra i promotori conta nomi di spicco nel mondo dell’open government, e-democracy e web 2.0. Uno tra tutti Vittorio Alvino, presidente di Openpolis, un’associazione anch’essa tutta italiana e molto importante nel settore, responsabile di due progetti come openpolis (www.openpolis.it) e openparlamento (parlamento.openpolis.it), due veri mastini alle calcagna di tutti gli “oltre 130mila politici italiani eletti dal più piccolo comune fino al Parlamento Europeo”. Grazie a questa associazione è possibile monitorare ogni singola dichiarazione di voto dei politici, gli incarichi pubblici assunti, le carriere nei partiti e nelle aziende, le presenze nelle istituzioni, gli impegni presi.

Inoltre, non potevano assolutamente mancare siti anticensura e di denuncia. Di conseguenza non si può non citare Wikileaks (wikileaks.org), un’organizzazione no-profit con lo scopo di rivelare informazioni riservate e procedure spesso illegali di governi, banche e multinazionali. Nonostante alcuni esponenti del gruppo siano super esposti – come Julian Paul Assange – lamaggiorparte dei collaboratori è coperta dall’anonimato, per evitare ritorsioni da parte degli interessati. Un altro progetto meno conosciuto ma assolutamente degno di nota è Decoro Urbano (www.decorourbano.org), uno strumento al servizio dei cittadini italiani, mediante il quale è possibile segnalare casi di degrado nella propria città, qualora fosse registrata al servizio. E poi il nuovo arrivato, Uribu (www.uribu.com). Un idea di quattro giovani appassionati di informatica (e sicuramente di legalità e democrazia). Esso si presenta come “la nuova piattaforma web di denuncia online”. Un vero e proprio spazio dove poter denunciare in forma anonima con foto e segnalazioni, casi di disservizi, soprusi, maltrattamenti e quant’altro. L’obiettivo è quello di fare pressione sui responsabili, in maniera tale da costringerli a comportarsi in maniera corretta. Gli stessi ideatori si sono posti il grosso problema dell’attendibilità delle segnalazioni, ma poi sono arrivati alla conclusione che in rete, a partire da wikipedia, tutto si basa sulla collaborazione e sulla lealtà degli iscritti, una sorta di autoregolamentazione a prova di bufala. Anche perché il rischio per siti del genere è la denuncia per diffamazione, molto spesso voluta e procurata dagli stessi interessati. In conclusione, tanti servizi che si basano su pochi concetti chiave, che sono condivisione, collaborazione,trasparenza, riutilizzo dei dati, lealtà.

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