Benigni all’Unical, cerimonia blindata.

Martedì 17 gennaio è stata consegnata la laurea honoris causa in Filologia Moderna a Roberto Benigni, in concomitanza con l’inaugurazione del quarantesimo anno accademico dell’Università della Calabria. La cerimonia ha avuto luogo nel Teatro Auditorium sito in Piazza Vermicelli (antistante l’ufficio postale). Una vera e propria “festa col botto”, come veniva definita sul sito istituzionale dell’università. Le premesse per essere una bella festa c’erano tutte. Roberto Benigni all’Unical, un compleanno a cifra tonda e il luogo della cerimonia, un teatro fresco fresco di inaugurazione. Un’occasione ghiotta per fare bella figura.

Discorso di Benigni

Sul portale, in prima pagina, veniva pubblicata la notizia e il comunicato del rettore Prof. Giovanni Latorre, dal titolo: “Benigni, occasione per tutti”. In sostanza, veniva presentato l’evento, premettendo che il tempo per l’organizzazione era stato insufficiente. Inoltre, nel comunicato viene citato anche il Filorosso, probabilmente chiedeva di svolgere la cerimonia all’aperto per dare la possibilità a tutti di partecipare all’evento. Ma il rettore rispondeva che non sarebbe stato possibile e non solo per problemi organizzativi. Il comunicato continuava assicurando che, nonostante non fosse possibile celebrare l’evento all’aperto, cito testuali parole: “Questo non significa che l’invito ad evitare che la giornata del 17 sia “per pochi eletti” mi trovi insensibile. Tutt’altro. L’esigenza di assicurare la più ampia partecipazione all’evento è stata e rimane la principale preoccupazione mia e dei miei collaboratori, ai quali ho impartito disposizioni precisissime in merito”. Dunque, si capisce che una festa di piazza non si farà, la cerimonia è solenne e richiede un luogo al chiuso. Detto questo, dalle intenzioni sembra proprio che si farà di tutto per far partecipare il più alto numero di persone che popolano l’università. Sembra.

Giorno 9 gennaio, ore 9:15 circa, esce la modalità di prenotazione. Bisogna mandare una mail all’indirizzo centrocongressi@unical.it entro le ore 12 di venerdì 13 gennaio, “unicamente mediante l’indirizzo di posta elettronica istituzionale (@unical.it o @studenti.unical.it)”. Dunque, gli esterni sono esclusi dalla manifestazione. I posti sarebbero stati assegnati in base all’ordine di arrivo delle email, in modo da riempire i 550 posti del Teatro, i 675 dell’Aula Magna, i 250 dell’Aula Caldora e i 400 posti complessivi delle due alue consolidate all’inizio del ponte carrabile. Il tutto, al netto dei posti che ovviamente sarebbero stati riservati alle autorità accademiche, civili, militari e religiose (rettori, politici, dirigenti di ogni sorta, esponenti della Chiesa Cattolica, ecc). Sicuramente, il miele per le migliaia di api che ronzavano intorno a questo evento era il teatro. Posto ambito da chiunque. Ambito ma non sperato dalla quasi totalità degli studenti, ricercatori, dal personale tecnico-amministrativo e da chiunque in cuor suo, sentiva e sente di non avere un santo in paradiso, o più prosaicamente parlando, nel senato accademico, o comunque un’amicizia particolare con gli svariati “signor qualcuno” che galleggiano in questa università per non annegare nell’anonimato. Il risultato delle “preoccupazioni” del rettore e dei suoi collaboratori affinché “l’esigenza di assicurare la più ampia partecipazione all’evento” fosse appagata erano le diverse aule dove la cerimonia è stata poi proiettata in streaming a circuito chiuso (non era possibile vedere le immagini all’esterno del Campus, ad esempio via internet).

Fin quì abbiamo parlato delle premesse, delle modalità di svolgimento della cerimonia. Criticabili o meno, giuste o sbagliate che siano, non spetta a me giudicarle. Il mio giudizio è naturalmente soggettivo. Una cosa oggettiva però c’è, queste erano le regole. Le regole si fissano prima che inizi il gioco e vanno rispettate, soprattutto da chi le scrive. Come tanti, pensavo di non aver alcuna speranza di vedere Roberto Benigni ne tantomento di avere un posto in teatro, ma tentare non mi sarebbe costato nulla e alle 9:22 del 9 gennaio mando la mail per me e per la mia fidanzata. Come me, migliaia di persone avranno fatto lo stesso ragionamento, visto che il mail server al quale bisognava mandare il messaggio per prenotarsi era intasato. Infatti, nella stessa giornata del 9 gennaio, intorno alle 19:00, viene comunicato lo stop anticipato delle prenotazioni a causa dell’elevato numero di email ricevute. “L’Università” – recita il comunicato – “si scusa con quanti non potranno prendere parte all’evento ma, responsabilmente, ha ritenuto doveroso non alimentare aspettative diventate oggettivamente non più sostenibili”.

Alle 13:27 ricevo una mail di “WARNING” dal sistema: “The original message was received at Mon, 9 Jan 2012 09:23:09 +0100 from root@ulisse.unical.it [160.97.7.55]”. Preoccupato che la mail non fosse arrivata, scrivo nuovamente allo stesso indirizzo per chiedere se la mia domanda fosse stata registrata e giorno 10 gennaio alle ore 18:18 esce l’avviso: “Si comunica a coloro i quali, a seguito della prenotazione per assistere all’inaugurazione dell’Anno Accademico ed al conferimento della laurea honoris causa a Roberto Benigni, hanno ricevuto dal sistema un messaggio d’errore, che tutte le e-mail sono andate a buon fine”. Sicuramente non avranno risposto a me personalmente, ma comunque questo messaggio mi tranquillizzava, forse avevo qualche speranza. L’elenco di chi aveva diritto ad entrare a teatro sarebbe uscito giorno 16, e così è stato. Alle 15:15 del 16 gennaio, sul sito istituzionale vengono allegati gli elenchi, e con mia grande sorpresa ero il terzo in graduatoria.

La sorpresa non era dovuta solo dal fatto che avrei avuto la possibilità di entrare in teatro e vedere Roberto Benigni dal vivo, ma anche perchè dei 550 posti a teatro, solo 49 fossero stati destinati alla modalità di prenotazione via posta elettronica. Cioè, migliaia di persone mandano una email per accaparrarsi la miseria di 49 posti su 550? Se contiamo che circa 70 posti erano per gli accrediti stampa, 80 per i rappresentanti degli studenti e altri 70 per una delegazione di studenti stranieri, arriviamo a 269. Ne rimangono altri 281 da smistare alle varie autorità? Una sproporzione esagerata, è inammissibile! Già dall’inizio sospettavo che almeno la metà di quei posti sarebbero stati riservati. Anche ad essere magnanimi verso i più fortunati, ce ne bastavano (si fa per dire) anche 200, ma non 49. C’è da dire che di quei 49, gli studenti erano circa 21. Comunque, le modalità erano chiare fin dall’inizio. Chi riusciva ad inviare la mail in tempo utile poteva accaparrarsi un posto in teatro. Dunque, secondo le regole stabilite in precedenza, quelle 49 persone avevano diritto ad entrare in teatro. Ma la verità è un’altra. Come ci si poteva tranquillamente aspettare, in quel teatro non sono entrati tutti quelli in elenco.

Teatro Unical BlindatoArrivato davanti i cancelli della nuova struttura che ospita il teatro, ho trovato una schiera di agenti di polizia e personale de La Torpedine (società privata che fornisce servizi di sicurezza all’Unical) che sbarravano l’ingresso agli studenti. Ho dichiarato di essere in elenco e stavo esibendo un documento d’identità, ma mi rispondono che non può entrare più nessuno, perché dentro i posti sono già tutti occupati. Cosa strana visto che almeno due persone di quelle in elenco erano li davanti a loro (una terza mi confermerà che non è stata fatta entrare). Mi rispondono che bisognava avere l’invito. Ora, io pensavo che l’invito fosse il proprio nome in elenco (come rigorosamente precisato nelle modalità di prenotazione), in realtà l’invito si riferiva ad un vero e proprio foglio di carta in busta chiusa con tanto di logo dell’evento che le persone aventi diritto dovevano avere per poter entrare. Ma la regola degli inviti, quand’è sbucata fuori? Sul sito non si faceva menzione di alcun invito. La condizione necessaria e sufficiente per avere un posto a teatro era mandare una mail e sperare di rientrare nel numero di posti messi a disposizione. E poi, questi inviti chi li aveva? Sarebbe cortese e trasparente avere un elenco di nominativi di chi era presente li dentro e a che titolo, ma dubito che questa richiesta venga soddisfatta. Quali criteri sono stati adottati per la distribuzione degli inviti? Se bisognava avere un invito cartaceo in modo da agevolare il processo di riconoscimento, perché non sono stati recapitati a tutti gli aventi diritto (alcuni dei 49 in elenco compresi)? L’invito era nominativo oppure era un semplice foglio di carta al portatore in modo tale che chiunque, se in possesso, poteva entrare? La cerimonia iniziava ufficialmente alle 10:30 (come da programma), perché allora già alle 10:00 non facevano più entrare? Che fine ha fatto l’invito di quelle persone in elenco a cui è stato impedito di entrare? Chiedo formalmente che venga fatta una dichiarazione pubblica con la quale chiarire quali sono state le “disposizioni precisissime” impartite dal rettore.

La cosa inammissibile è che, come sempre accade, i responsabili organizzatori se ne sono lavati le mani, e quel giorno si sono guardati bene dal farsi vedere fuori e dare spiegazioni in merito. Nessuno dell’organizzazione è uscito dal teatro e ha avuto il coraggio di spiegare alle persone aventi diritto perché non potevano entrare, ne alcun rappresentante degli studenti, che ha avuto il “privilegio?” di sedersi in teatro, ha avuto la tentazione di fare presente ciò che stava avvenendo fuori. E non si trovi la scusa che non se ne sapeva nulla. Numerose sono state le sollecitazioni agli agenti de La Torpedine affinché avvisassero qualcuno per chiedere lumi. Per andare alla posta bisognava fare il giro di tutta la struttura. Una signora che doveva recarsi proprio li, non conoscendo la strada, ha insistito ad entrare dal cancello ed è stata scortata come nei migliori film di Umberto Lenzi e Franco Martinelli. Mancavano solo le memorabili colonne sonore del maestro Franco Micalizzi e sembrava davvero di essere al cinema. Un Checkpoint Charlie all’amatriciana, solo che alle due estremità non c’erano i sovietici e gli americani, ma un uomo in ermellino agli sgoccioli del suo mandato, sordo e menefreghista nei confronti di quegli studenti che dall’altra parte della barricata chiedevano una semplice spiegazione di quanto stava accadendo.

Il problema è che non facevano entrare nessuno, compreso chi quel biglietto lo aveva per davvero e che poi, amareggiato e deluso del comportamento assunto dall’organizzazione dell’evento ha strappato platealmente in segno di disgusto. Non era possibile entrare neanche nel piazzale antistante il teatro, tutto blindato dalle forze dell’ordine. Il sistema di sicurezza ci può anche stare, ma quegli studenti non erano dei delinquenti, e soprattutto in minoranza rispetto al numero degli agenti. C’era il servizio di sorveglianza privata dell’Unical, la Polizia di Stato, i Carabinieri e addirittura i Baschi Verdi, ovvero il reparto antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di Finanza. Grandi assenti l’FBI, impegnata a chiudere Megaupload e la Guardia Costiera per i limiti oggettivi che si sono presentati nel raggiungere con i propri mezzi il Campus di Arcavacata (la motovedetta non ne voleva sapere di salire lungo la 107 Silana Crotonese). Battute a parte, il servizio d’ordine era necessario. Da quanto emerge dai giornali, tra gli ospiti era presente il sostituto procuratore della DDA Giuseppe Lombardo, sotto scorta dopo aver ricevuto diversi atti intimidatori per via delle sue indagini sulla ‘ndrangheta reggina. Probabilmente quelle misure di sicurezza erano per lui. Ma noi non eravamo mica dei delinquenti in cerca di rogne. Eravamo semplicemente dei potenziali aventi dirito a cui proprio quel diritto è stato negato. Si voleva garantire la massima sicurezza degli ospiti, allora perché le persone non sono state identificate per entrare?

Teatro Auditorium BlindatoMa non è la prima volta che succede una cosa del genere. Nello stesso teatro, il giorno della sua inaugurazione e presentazione alla stampa, è andata in scena l’ennesima porcata. Gli studenti (i pochi accorsi in verità, visto che era sabato), alcuni giornalisti (quelli di TEN) e qualche freelance, compresi alcuni abbonati che da anni seguono la stagione teatrale e in quell’occasione alcuni di loro erano presenti con la propria famiglia, sono stati tenuti alla larga. Davanti alla porta i carabinieri e le sorveglianza componevano quello che io chiamo il muro di gomma. Una barriera i cui componenti non hanno alcuna responsabilità in merito se non l’obbligo di eseguire gli ordini che i loro superiori impartiscono. Gli agenti di qualsiasi corpo armato sono una necessaria risorsa per svolgere il necessario servizio d’ordine, ma troppe volte vengono utilizzati a mò di transenna. Un vero e proprio frangiflutti umano per assorbire le onde – quelle sonore – prodotte dagli sfoghi che la gente, esausta di questo schifo, produce all’indirizzo dei doppiopetto difesi dagli agenti. Chi aveva la responsabilità di organizzare l’evento, deve dare pubbliche spiegazioni sull’accaduto. Tardive, ma bene accette quanto doverose.

Benigni premiato con l'OscarOvviamente parlo a titolo personale, ma credo che tutti gli esclusi all’evento, compresi quelli che sono stati costretti a vedere l’evento in streaming da un’aula a pochi passi dal teatro, vorrebbero di nuovo Roberto Benigni all’Unical. Lo so che questa è una richiesta improbabile, ma io ci provo lo stesso. Roberto, tu hai i tuoi mille impegni e normalmente ad invitarti è l’ufficio stampa di qualche istituzione, io invece sono solo un semplice studente. Probabilmente non dovrei rivolgermi neanche a te ma direttamente al Sig. Lucio Presta, per chiedere di organizzare una nuova manifestazione che contempli la nostra Università come location. Tutti ricordiamo con orgoglio quel 21 marzo. Io compivo gli anni e tu venivi consacrato nella Hollywood dei divi. Gli stessi divi sulla testa dei quali ondeggiavi, saltellando quà e là, su braccioli e schienali, al richiamo della dolce Sophia. Roberto, gli studenti dell’Unical vorrebbero avere la possibilità di incontrarti. Ci farebbe tanto piacere seguire una tua lectio magistralis, finalmente per la prima volta. Pensa che bello, le prime file zeppe di studenti e gente comune. Mentre gli ermellini, i doppio petto e i porporati costretti a chiedere ai presenti come fosse andato lo spettacolo. Ma una scena del genere la si potrà vedere solo in uno dei tuoi film. Questa è la realtà, e per quanto tu ci insegni che la vita è bella, a noi purtroppo non ci resta che piangere.

Cordiali saluti

Simone Spaccarotella

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