Dreyfus Betulla e il caso Sallusti

Dreyfus = Betulla? (26 settembre)

Inizio questo articolo premettendo che secondo me la detenzione è una pena esagerata per la diffamazione a mezzo stampa. Basterebbe l’ammenda pecuniaria e l’ammissione di colpevolezza per ristabilire la verità sullo stesso mezzo utilizzato per diffamare. Invece noi abbiamo la galera e come sempre accade in questo nostro Paese, delle cose ce ne accorgiamo solo quando a rischiare il carcere è un personaggio noto (politico, giornalista, industriale, banchiere o quant’altro assimilabile agli alti ranghi). Volevo vedere se fosse capitato a qualche signor nessuno, magari sul proprio giornale locale. Se ne filava direttamente in gattabuia, e chi s’è visto s’è visto.

Comunque il tema non è questo. Volevo fare un altro ragionamento. Appurato che Dreyfus è uno pseudonimo, Alessandro Sallusti sapeva chi si nascondesse dietro? Se sapeva, perché non ha denunciato il vero autore quando gli hanno notificato le indagini sul suo conto? E’ veramente Renato Farina come asserisce Feltri a Porta a Porta?

Si può obiettare dicendo che Sallusti è un signore e non fa la spia, ma quì si rischia il carcere, non c’entra niente la signorilità e le buone maniere. Allora a me viene in mente un’altra cosa, ed è in sintonia con le dichiarazioni che ha rilasciato pochi giorni fa in vista della sentenza di Cassazione e con quelle che fa praticamente ogni giorno dalle colonne del suo giornale. Sallusti vuole diventare una vittima della magistratura, e lo vuole fare in grande stile.

Ve lo immaginate colui il quale si batte ogni giorno per dimostrare che i magistrati sono corrotti e politicizzati (tranne quelli che prescrivono, archiviano, o assolvono il suo padrone) che finisce in carcere? Potrà finalmente appuntarsi una bella medaglia da martire sul petto e andare in giro con la testa alta perché è stato in carcere per colpa dei magistrati che ce l’hanno con tutto il centro destra (sti comunisti, sic.)

Approposito, non sono i magistrati che ti hanno condannato, ma la legge. Un articolo del codice che tutti quei politici di ogni schieramento, che oggi si stracciano le vesti per questo brutto episodio, non hanno mai cambiato in questi anni.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. (27 settembre)

L’avevo detto che dietro la condanna di Alessandro Sallusti c’era qualcos’altro che bolliva in pentola. Questa mattina il vero autore materiale dell’articolo incriminato ha gettato la spugna. Colui il quale si è nascosto dietro lo pseudonimo di Dreyfus per tutti questi anni ha fatto un passo in avanti. Si tratta proprio di Renato Farina. Il deputato PDL (ex giornalista, radiato dall’albo perché a libro paga dei servizi segreti italiani con il nome in codice Betulla) ha confessato il misfatto questa mattina alla camera dei deputati. Peccato che non è stato proprio un gesto spontaneo e tempestivo, visto che sono passati tre gradi di giudizio e Vittorio Feltri giusto ieri sera, durante la registrazione di Porta a Porta, aveva già rivelato chi si celasse dietro lo pseudonimo. Coda di paglia? A voi il giudizio.

Dichiarazione di Renato Farina alla Camera dei Deputati

“Intervengo per un obbligo di coscienza e per ragione di giustizia. Se Sallusti conferma la sua intenzione di rendere esecutiva la sentenza accadrà un duplice abominio: sarebbe sancito con il carcere l’esercizio del diritto di opinione e Sallusti finirebbe in prigione per errore giudiziario conclamato. Quel testo a firma ‘Dreyfus’ lo ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità morale e giuridica. Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo: le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate. Egli non aveva invitato nessuna ragazza ad abortire: la ha autorizzata, ma non è la stessa cosa. Chiedo umilmente per Sallusti la grazia al Capo dello Stato o che si dia spazio alla revisione del processo. Se qualcuno deve pagare per quell’articolo, quel qualcuno sono io”.

fonte Il Fatto Quotidiano

Nota diramata dalla Corte di Cassazione

Nella nota diramata dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione, i giudici ritengono opportuno precisare alcuni aspetti del caso Sallusti che non sono stati presi minimamente in considerazione da quella che dovrebbe essere l’informazione Italiana. L’articolo a firma Dreyfus dichiarava il falso. Dunque, la diffamazione ha avuto luogo perchè è stato scritto il falso a mezzo stampa, spacciandolo per fatto di cronaca con aggiunta di opinioni personali. Come quella in cui Dreyfus (Renato Farina) scriveva che: “(…) se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. (…)”

a) la notizia pubblicata dal quotidiano diretto dal dott. Sallusti – scrive la Cassazione – era “falsa” (la giovane non era stata affatto costretta ad abortire, risalendo ciò ad una sua autonoma decisione, e l’intervento del giudice si era reso necessario solo perché, presente il consenso della mamma, mancava il consenso del padre della ragazza, la quale non aveva buoni rapporti con il genitore e non aveva inteso comunicare a quest’ultimo la decisione presa).

b) la non corrispondenza al vero della notizia (pubblicata da La Stampa il 17 febbraio 2007) era già stata accertata e dichiarata lo stesso giorno 17 febbraio 2007 (il giorno prima della pubblicazione degli articoli incriminati sul quotidiano Libero) da quattro dispacci dell’Agenzia ANSA (in successione sempre più precisa, alle ore 15.30, alle ore 19.56, alle 20.25 e alle 20.50) e da quanto trasmesso dal Tg3 regionale e dal Radiogiornale (tant’è che il 18 febbraio 2007 tutti i principali quotidiani, tranne Libero, ricostruivano la vicenda nei suoi esatti termini).

c) La cassazione inoltre sottolinea “la non identificabilità dello pseudonimo ‘Dreyfus’ e, quindi, la diretta riferibilità del medesimo al direttore del quotidiano”

fonte Il Fatto Quotidiano

Stanno facendo di tutto per far passare la sentenza come un errore giudiziario. In realtà, quel vigliacco di Renato Farina ha aspettato la sentenza di Cassazione per dire che è lui Dreyfus. E fino ad ora dov’è stato? La legge parla chiaro, nel caso in cui non si riesca a risalire all’autore dell’articolo diffamatorio, ne è responsabile il Direttore Responsabile del giornale. Altrimenti che direttore responsabile sarebbe? Se Feltri, Sallusti e altri sapevano chi fosse Dreyfus, perché hanno aspettato tutto questo tempo? La martirizzazione di Sallusti sarebbe soltanto un aspetto. L’altra faccia della medaglia palesa che il vero obiettivo è quello di puntare il dito sui “magistrati politicizzati di sinistra, comunisti, puzzolenti e sfigati, che vanno in giro con la Kefiah al collo e la maglietta del Che, comprata al concertone del primo maggio mentre si fanno le canne, ascoltano musica di Bob Marley e bevono vino a 50cent che al mercato mio padre comprò. Un argomento in più nell’eterna guerra unilaterale Politici Corrotti vs. Magistratura Faziosa. Chissà che ora, le leggi vergogna passino più facilmente.

P.S. questa storia mi ha richiamato alla mente il film “The life of David Gale”.

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